ASPETTI ARCHEOLOGICI NELLA RISERVA
I siti archeologici presenti nella riserva di Cava Grande si possono riassumere essenzialmente in tre:
I
Dieri (volgarmente conosciuti come dderii, villaggio bizantino o
grotte re tri pirati) costituiscono un complesso rupestre di tipo
trogloditico, una serie di grotte realizzate presumibilmente dai siculi tra il
sec. XI e il IX a.C. Tale sito archeologico, ubicato nella parete destra del
vallone (lato Avola per intenderci), in corrispondenza della contrada "Monzello
di pietre", è raggiungibile da uno stretto sentiero scavato nella roccia (vedi
sezione "I sentieri" di questo sito internet). Una serie di grotte scavate nella
roccia calcarea a strapiombo nella cava, grotte collegate fra loro da cunicoli a
gradini. Un sistema difensivo inattaccabile sia dall'altopiano che dal
fondovalle.
Sfruttando
un anfratto naturale nella parete opposta a quella dei Deri e per la presenza di
una sorgente d'acqua potabile i siculi realizzarono un altro complesso
abitativo: quello che oggi è conosciuto col nome di "grotta dei briganti" o
della Conceria (Cunziria) accessibile da un pericolosissimo sentiero a
strapiombo nella cava. In realtà non si tratta di una singola grotta come
potrebbe sembrare dal nome che gli è stato attribuito, bensì all'interno
dell'anfratto (che sembra un'enorme grotta) sono state scavate decine di grotte.
Nei secoli questo complesso rupestre è stato abitato e sfruttato: dai siculi che
lo realizzarono, dai bizantini, dagli arabi che vi realizzarono la conceria
delle pelli (da qui il nome Cunziria), fino all'ottocento quando i briganti la
utilizzarono come rifugio (da cui il nome "grotta dei briganti).
Più
a valle e precisamente là dove il fiume lascia le colline per scorrere nella
pianura verso la foce e nelle vicine colline (Cugno Mola, Monte d'Oro, Cozzo
Spineta e Cugni di Fazio), i siculi realizzarono altre abitazioni per
controllare l'accesso alla Cava ma soprattutto una vasta necropoli, centinaia di
grotticelle nelle quali seppellivano i loro morti. Necropoli molto simile a
quella che i Siculi realizzarono nelle sponde delle valli di Pantalica.